Le testimonianze di Antonella e Raffaella, purplegirls della prima edizione del progetto, raccontano cosa significa attraversare la malattia, perdere il lavoro e ritrovare fiducia in sé stesse attraverso un percorso di formazione, relazione e reinserimento professionale.
Purple è stato per loro uno spazio di condivisione, crescita e nuova progettualità.
Un dialogo autentico su fragilità, forza, amicizia e futuro.
Un racconto che va oltre la malattia e parla di relazioni, consapevolezza e possibilità.
Antonella e Raffaella hanno partecipato alla prima edizione di PURPLE in momenti diversi ma con esperienze simili: la malattia, la perdita o l’incertezza lavorativa, la necessità di rimettersi in gioco.
Purple è stato per entrambe uno spazio di accoglienza e condivisione, dove non era necessario dimostrare forza a tutti i costi, ma dove è stato possibile riconoscere fragilità, riscoprire competenze e costruire nuove prospettive professionali.
Affrontare una recidiva, dirlo a una figlia, attraversare la paura.
In Purple trova uno spazio in cui non dover essere sempre forte, ma semplicemente sé stessa.
“Non sempre bisogna essere guerriere.”
Dopo la malattia e la perdita del lavoro, Purple diventa un’occasione per rimettersi in gioco.
Un percorso che rafforza autostima, relazioni e fiducia nel futuro.
“Mi ha aiutato a capire che potevo fare tanto.”
Le loro storie fanno parte del libro “Tutto il bello che c’è”, nato dall’esperienza del progetto PURPLE. Piccoli racconti scritti da grandi donne.
La voce delle donne che hanno attraversato la dura prova del carcinoma mammario si esprime nelle poesie e nei racconti che sono raccolti in questo piccolo volume.
Sfoglia il libro
Anche tu puoi partecipare al nuovo progetto PURPLE 2.0